martedì 21 giugno 2016

La Compagnia del Corvo

Penso che il mio ragazzo non aspettasse altro che lo leggessi. Pensare che son passati praticamente tre anni da quando lo ha letto lui… e non è che da allora abbia letto molto altro -.- *sospiro*
Lui me ne parlava bene (ma di solito non è molto affidabile… è abbastanza buono nei giudizi. Ciò comporta che se una cosa non gli è piaciuta, devono esserci davvero problemi seri…), ma online avevo sentito maggiormente pareri medio bassi, soprattutto delusi… Se mi presenti un libro come “Un debutto sorprendente che dona nuova linfa al fantasy epico, dal ritmo serrato e ricco d’azione” io poi mi aspetto qualcosa all'altezza… e invece sì, un pochino mi ha deluso, specie sotto alcuni aspetti.


Trama:
Il loro nome è leggenda: il Corvo. Sono sei uomini e un elfo, mercenari che da oltre dieci anni si mettono al servizio del miglior offerente nelle guerre che dilaniano Balaia. Il loro coraggio è pari soltanto all'amicizia che li lega e alla lealtà che hanno sempre dimostrato nei confronti dei nemici, diventata un vero e proprio codice: Uccidere, mai assassinare. Eppure non hanno mai dovuto affrontare una missione così pericolosa e disperata. I malvagi Lord Stregoni, infatti, sono fuggiti dalla prigione in cui erano stati rinchiusi per trecento anni e ora stanno radunando un imponente esercito di barbari e sciamani, con l'obiettivo di invadere e distruggere Balaia. L'ultima speranza di salvezza, l'unica arma in grado di sconfiggerli, sono i tre amuleti necessari per lanciare Ruba Aurora, un terribile incantesimo che potrebbe far calare la notte eterna sul mondo. Così Denser, uno dei pochi maghi in grado di controllare Ruba Aurora, parte alla ricerca degli amuleti, scortato dalla compagnia del Corvo. Ma basteranno il coraggio e l'amicizia per garantire la sopravvivenza di Balaia? 
Allora… iniziandolo la prima cosa in cui ho impattato è una serie di errori e, soprattutto, inutili precisazioni che suonavano come continue ripetizioni. La cosa, però, col passare dei capitoli è diminuita… oppure mi ci sono abituata, non saprei. Ci è voluto un mese per leggerlo perchè, nonostante sia presentato come un libro dal ritmo serrato, in alcuni punti leggevo neanche un capitolo… dopo metà lo chiudevo e mettevo via.
In alcuni punti la lettura invece è stata più rapida, ma dopo un paio di eventi che mi han fatto storcere il naso, è stato più un finirlo per questione di principio che altro.

La prima cosa che ho subito notato è la totale mancanza di pathos per la morte dei personaggi… e non è uno spoiler. Tempo di aprire il libro la gente muore già. Di per sé non sono contro la morte dei personaggi, anzi… però per come è scritto questo libro è quasi impossibile affezionarsi a un personaggio, quando muoiono la cosa viene trattata in un modo che non ti suscita neanche un po’ di dispiacere. Va bene che sono mercenari, che la morte son pronti a riceverla ad ogni combattimento… ma così… per non dire poi che uno di quelli che mi stavano più simpatici è uno di quelli che salutiamo quasi subito… vabbeh.

Molti usano la cosa che sia derivato da una campagna di gioco di ruolo come se di per sé già questo fosse un difetto. In realtà, quale giocatrice e master di gioco di ruolo, ritengo proprio che non c’entri nulla. Si possono trarre splendidi spunti dalle campagne di gdr e spesso, se ben sfruttate, possono aiutare uno scrittore ad avere personaggi molto caratterizzati perchè quei personaggi sono stati interpretati da persone realmente diverse l’una dall'altra e che, volenti o nolenti, hanno dato un’impronta a loro congeniale al personaggio che gestivano. Qui la cosa è veramente poco marcata… purtroppo alcuni personaggi, nonostante la “lunga permanenza” risultano comunque poco delineati…

Altra nota dolente: i personaggi femminili. Sono due, solo due, e di due non se ne salva una… per spiegare bene cosa intendo, farò uno spoiler più sotto, però diciamo che sono abbastanza (troppo) volubili senza apparente ragione di mutamento e anche stupide… però vabbeh, magari voleva farle così, anche se in particolare per una non vedo proprio il motivo, ma tutto può essere.

A sto punto direte: non salvi nulla? Non è vero. Salvo Styllian, capo del College xeteskiano che è un folle con in mano grandi poteri… e vi dà fondo per vendetta. Oh sì, potereeeeheheheheh!
Il concetto di mana mi sta abbastanza allergico di solito. Riconosco sia colpa del fatto che lo identifico come un parametro prettamente da gioco… però a un certo punto, tipo a metà, ne dà una spiegazione piuttosto carina, spiegando la presenza fisica di questa energia, il suo potenziale, come viene sfruttata… peccato che per mezzo libro ogni volta che un mago richiamava il mana mi veniva l’orticaria…

E’ stata una delle poche volte che mi sono persa e ho letto con la mappa sotto mano. I cambi di zona a un certo punto sono molto frequenti, serrati direi, e qualche personaggio non mi era entrato granché in testa (Tessaya ad esempio) quindi mappa a me, mi sono orientata. La seconda parte del libro è stata forse quella che mi è passata meno: non sono un’amante delle manovre campali, con eserciti e conquiste, però diciamo che qui erano abbastanza piatte. Cioè... è che non mi trasmettevano la ressa, la confusione, le urla… e quelle volte in cui l’autore si sofferma su dettagli di ossa rotte, amputazioni e simili… mi sembrano dettagli buttati lì senza bisogno. E’ un particolare che preciso perchè venivo dalla lettura di libri dove questi dettagli erano molto marcati, ma nel contesto, secondo me, molto azzeccati. Qui li ho trovati privi di… boh… colore?

E ora mi concedo uno spoiler per parlare di alcuni personaggi e del motivo per cui mi son piaciuti poco, meno o solo un po’… diciamo che se avete intenzione di leggere il libro, evitate di leggervi questa parte, altrimenti proseguite pure.

*°* SPOILER *°*

Erienne: maga dordoveriana, donna con le palle che vuole solo salvare i suoi figli rapiti. Ci mette un po’ a cedere, come prevedibile troppo, tanto che perde i due bambini e il marito, accorso assieme a dei fidati per salvarli. Del fatto che non gliene freghi nulla della morte del marito… lì per lì rimani perplesso e non sai se sia voluto o meno. Poi capisci… e dici: vabbeh, ci sta.
Ci sta il suo odio, ci sta poi che faccia un patto per collaborare… quando scopri il patto rimani perplesso, ma dici: ci può stare, maga che vuole sperimentare fino in fondo… ma come diamine nasce poi l’amore? Come? Quando? Si odiavano! Boh… mi sembra una cosa tanto assurda e improvvisa che non l’ho capita e da lì in poi non mi è comunque andata giù…
Selyn: maga spia xeteskiana, altra donna con le palle… che purtroppo fa una brutta fine, fine che serve comunque a portare Styllian a Parve e far macello ma… c’è un ma enorme: tu hai una capsula da rompere per ucciderti in caso le cose vadano male e prima ti fai stuprare e poi la rompi? Ma sei scema?!
Denser: beh diciamo che insieme a Hirad forse è uno dei personaggi centrali ed è sicuramente caratterizzato meglio di altri. Immaginarmi un mago col berretto e la pipa… non sono riuscita. Quando perde il famiglio, metà della sua figaggine è morta.

*°* FINE SPOILER *°*

Cosa rimane impresso di questo mondo? Ovunque, sia una taverna, un campo, un castello, ci sarà sempre un falò con una pentola d’acqua bollente per farsi un the. Tutti bevono un bel the caldo, sempre. Non alle cinque, quindi non sono inglesi.
I personaggi sono descritti approssimativamente alla loro apparizione, poi restano sagome. Non sono riuscita a figurarmeli neanche un po’ se non stereotipandoli all'idea classica di guerriero, mago, ecc…
Ci sono alcune idee carine che però vengono spiegate poco e il finale non mi spinge a correre a leggere il secondo (mi pare siano tre libri… o almeno io ne ho tre). Si chiude in maniera abbastanza precisa con la possibilità di un continuo. C’è già la spina nel fianco lasciata lì e ti aspetti che qualcuno farà il colpaccio, ma adesso non mi va di passare al secondo. Non so se prosegua sulla stessa linea di questo o se sia scritto diversamente, meglio… boh. Prima o poi lo scoprirò, ma non è oggi quel giorno!

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